Sono le abitazioni private registrate a Milano per affitti brevi a scopo turistico. È quanto emerge dal Terzo Rapporto OCA, l’Osservatorio Casa Abbordabile promosso da LUM e CCL in partnership con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.

Proviamo a leggere il dato. In un solo anno, dal 2023 al 2024, il numero è cresciuto del 36%. A settembre 2025 si era già arrivati a 25.515 unità. Non è un fenomeno di nicchia: nel 2024 il settore extralberghiero ha coperto il 42% delle presenze turistiche totali a Milano, rispetto al 36% dell’anno precedente.

Il punto non è il turismo in sé. Il punto è che ogni appartamento che entra nel circuito degli affitti brevi è un appartamento che esce dal mercato residenziale. E la redditività dell’affitto turistico è tale da rendere questa transizione difficilmente reversibile.
È su questo che vale la pena ragionare: non come fenomeno separato dalla questione abitativa, ma come uno dei meccanismi che la alimenta. Meno case disponibili per chi a Milano ci vive e lavora significa più pressione sui canoni, meno scelta, condizioni peggiori.
Per questo il modello cooperativo continua ad avere un senso preciso: alloggi stabili, canoni contenuti, soci che abitano davvero le case che gestiamo. Non è la soluzione a tutto, ma è una risposta concreta che tiene il patrimonio abitativo ancorato alla sua funzione principale: case da abitare, non investimenti.

Vincenzo Barbieri Presidente di LUMLibera Unione Mutualistica