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Ntkc2025-12-04T07:55:29+00:00

Un nuovo strumento finanziario per una Cooperativa sempre più forte

L’assemblea dei soci approva le azioni di finanziamento: un modello unico, nello spirito della reciprocità. Parla Vincenzo Barbieri, presidente LUM

Un’assemblea soci a novembre molto partecipata, decisioni importanti, ruolo fondamentale della Cooperativa ribadito, in uno scenario urbanistico sempre più problematico. Vincenzo Barbieri, da dove ripartiamo?

“Ripartiamo dal DNA di LUM, che vuole essere la Cooperativa capace di aggregare e di dare una risposta ai bisogni abitativi dei lavoratori milanesi. Pensiamo soprattutto, ma non solo, ai lavoratori del comparto servizi, coloro che fanno funzionare la città, essenziali dunque: chi lavora negli ospedali, nel settore trasporti, chi presta la propria opera quale insegnante. Ma anche chi lavora in banca o nell’amministrazione pubblica. Insomma, tutti coloro che consentendo alla città di andare avanti, rappresentano la cintura di mantenimento della stabilità cittadina. Abbiamo più volte sottolineato come la distanza tra redditi e costi abitativi, oggi troppo elevata, espella di fatto dal tessuto cittadino molte persone che arrivano a Milano per lavorare. Noi vogliamo cercare di dare risposta a queste persone. Come? Attraverso il patrimonio edilizio. Un patrimonio esistente, ma le nostre case sono per lo più attualmente abitate dai soci storici, che hanno trovato nella Cooperativa un alleato per organizzare la loro vita in un’abitazione accogliente e dignitosa. Ma, naturalmente, desideriamo anche rispondere a nuovi bisogni e nuove richieste: quindi, dobbiamo promuovere nuove iniziative a proprietà indivisa. Questo è il nostro impegno per i prossimi anni”.

I soci storici sono la vostra memoria, ma rappresentano anche l’adesione alla visione più autentica dello spirito cooperativo…

“A questi soci vanno tutto il nostro ringraziamento e la nostra attenzione: finché sono in Cooperativa, faremo di tutto per far sì che i costi abitativi rimangano compatibili con i loro redditi”.

Quali sono le nuove iniziative edilizie su cui vi state orientando?

“Insieme a CCL, con cui abbiamo costituito il Gruppo Cooperativo LUM-CCL, abbiamo già programmato diversi interventi: nei prossimi anni realizzeremo 1400 alloggi, di cui 300 in godimento-affitto, nelle aree Certosa, ex Macello, Bonola, Scalo Romana. Tutte iniziative che devono diventare punto di riferimento per la domanda di chi lavora a Milano e cerca un’abitazione a costi accessibili e compatibili con il proprio reddito sia in proprietà che in affitto. Il mercato dell’affitto oggi propone appartamenti che costano da 150-160 € al metro quadro, fino a un massimo non definibile. Il nostro obiettivo è di restare entro i 100€ al metro quadro. Per farlo, stiamo tentando di coinvolgere attori diversi, dalle istituzioni alle imprese: si tratta di un patto per la città, per renderla più sostenibile e accessibile e, in definitiva, per migliorare la qualità della vita complessiva”.

La grande sfida di LUM è dunque anche quella di combattere un modello che non è più sostenibile, una gentrificazione non più sotto controllo.

“Esattamente”.

L’Assemblea di novembre ha approvato una proposta innovativa e inedita.

“Le azioni di finanziamento cooperativo”.

Uno strumento unico…

“Si, siamo i primi a proporlo, pensandolo coerentemente allo sviluppo attuale della Cooperativa. Perché lo strumento finanziario che proponiamo ai nostri soci e amministratori nasce e si basa sui principi base della Cooperativa: mutualità e reciprocità. Tradotto, la partecipazione economica dei soci è essenziale per assicurare alla Cooperativa autonomia progettuale e finanziaria. Insomma, si tratta di una forma di partecipazione alla co-costruzione di un modello economico e di sviluppo urbano che ci parla anche della responsabilizzazione collettiva. Tutti partecipiamo a questa impresa, perché il benessere della città è affare di noi tutti”.

Come funzionano le azioni di finanziamento cooperativo?

“Il meccanismo è molto semplice. L’offerta è riservata solo ai soci e amministratori, che possono sottoscrivere un pacchetto di azioni del valore di 500€ ciascuna (il pacchetto minimo è di cinque azioni). Garantiamo un rendimento del 3% annuo (per i dettagli, si veda l’articolo a pagina 7). Voglio sottolineare che si tratta di uno strumento finanziario cooperativo in cui i soci che investono sanno esattamente dove vanno a finire i loro risparmi. C’è quindi anche un aspetto etico che, speriamo, possa coinvolgere tutti i soci e attrarne nuovi verso una forma di investimento, il cui impatto può concretamente contribuire al benessere collettivo”.

Esistono strumenti simili, cui vi siete ispirati?

“Ci siamo ispirati alla nostra esperienza e alla necessità di ottenere un’adesione economica partecipata da parte dei soci. Questo strumento rappresenta un’adesione piena alla Cooperativa, perché contribuisce a potenziare il patrimonio di LUM e ad attestarne quindi la solidità. E poi – ripeto – le finalità dell’investimento sono chiare: serviranno per le ristrutturazioni e le nuove realizzazioni, contribuendo ad allargare e rinforzare la proposta abitativa della Cooperativa”.

Quale è stata la reazione dell’assemblea dei soci?

“Molto positiva. La proposta di dar vita alle azioni di finanziamento cooperativo è stata approvata a stragrande maggioranza. Inoltre, per presentare lo strumento a tutti i soci, anche a quelli non presenti in assemblea, organizzeremo degli incontri su tutti i territori in cui siamo presenti. Sarà un’occasione, anche, per incontrare nuovi, potenziali soci. Con tutti vogliamo ribadire come per LUM la reciprocità sia un fattore essenziale, direi fondativo. Dobbiamo riscoprire un autentico spirito mutualistico, che è nel DNA della nostra Cooperativa. E che non significa solo avere diritto all’assegnazione dell’abitazione. Per far parte a pieno titolo della Cooperativa, è necessario che ciascuno contribuisca al benessere comune e alla co-costruzione del nostro progetto. Questo è il vero spirito cooperativo”.

Uno spirito che va ritrovato e riscoperto, dunque.

“Sì. È uno spirito che vive nei soci storici. Adesso dobbiamo rigenerarlo. Siamo grati ai soci che vivono nelle nostre case da decenni: sono quegli stessi che ci hanno visto evolvere, trasformarci in una realtà più grande, più complessa, più incisiva. Ma in loro è rimasto vivo il senso di questa adesione. Negli anni, qualcosa si è perso, a fronte dell’urgenza di ottenere l’abitazione. Ma senza la profonda consapevolezza del meccanismo virtuoso della reciprocità, la Cooperativa non può crescere, né diventare un elemento di reale sviluppo per la città. Per questo, anche, abbiamo voluto dar vita alle azioni di finanziamento cooperativo: recuperare la pratica della partecipazione economica è essenziale per rilanciare la Cooperativa”.

La forma di partecipazione finanziaria proposta parla anche di una visione di lungo periodo…

“Certo! La finanza tradizionale, figlia di un modello economico estrattivo, punta su rendimenti elevati, su guadagni frutto di operazioni che non si sa bene come e dove siano dirette. Il nostro obiettivo, lo ripeto, è diverso. Per questo, possiamo parlare della Cooperativa come di un modello imprenditoriale e culturale partecipativo. Siamo nell’alveo della cosiddetta economia rigenerativa, di restituzione e non di accumulo. Un’economia che tiene in conto soprattutto il bene comune, non l’accumulo di denaro. E che quindi si oppone a modelli urbani centrati su costi insostenibili per la comunità e non accessibili a tutti i cittadini. Anche per questo ci rivolgiamo ai lavoratori dei servizi: persone che si occupano della cura del bene collettivo e che spesso sono relegati ai margini per lo scarso potere d’acquisto che hanno”.

Cura, una parola da rivalutare…

“Senz’altro. I modelli economici che noi suggeriamo si collocano all’opposto della cosiddetta economia estrattiva: noi vogliamo sviluppare modelli che si prendano cura dei propri soci e della vita reale delle persone, con un occhio sempre rivolto ai quartieri, alla città, al suo potenziale sviluppo, alla sua estetica: bella, moderna, funzionale, accessibile, sostenibile, questa è la nostra città ideale.  E non può essere realizzata solo da tecnici”.

Dunque, il modello cooperativo rappresentato e introdotto da LUM può essere esportabile…

“È un modello che può dare risposte concrete al malessere che invade le nostre città: alle ingiustizie, alle discriminazioni, all’espulsione dei ceti più fragili. Ma torniamo al punto. La condizione perché questo modello si affermi è una sola: la reciprocità”.

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